Spettacoli




“Il teatro dialettale non è solo teatro di linguaggio, ma soprattutto teatro d’ambiente e muore quando l’ambiente svanisce…” , così scriveva il prof.Carlo Piovan recensendo, negli anni ’50, un allestimento delle “Vecie Storie”.

 

Il Club Mandolinistico Armonia

Nato da un’idea del 1903, il Club Mandolinistico Armonia, avente per scopo quel “divertire beneficiando” che ne ha sempre contraddistinto l’azione, si costituisce ufficialmente il 13 gennaio 1904, all'osteria "ai Palazzeri" a Trento, sotto la presidenza di Pietro Maccani. I primi passi sono esclusivamente indirizzati nel settore musicale con l’orchestra mandolinistica, diretta dal m.o. Vigilio Kirchner, subito proiettatasi sul palcoscenico del protagonismo culturale cittadino dell’epoca. L’impegno non è solo artistico, ma anche civile e, se vogliamo, politico nel mantenere alta la bandiera di una italianità, non vissuta come fatto meramente retorico, bensì come obiettivo di una tensione ideale e profonda, che anima tutto il mondo associativo di quegli anni. Il Club Armonia partecipa infatti alle manifestazioni promosse dalla Lega Nazionale con concerti ed esibizioni in regione ed in Italia, alimentando così il mai sopito fuoco dell’irredentismo locale. Nel 1910 il Club Armonia istituisce una scuola serale per mandolinisti, con corsi annuali tenuti da Costantino e Mario Fabbro, Pio Stegher, Giulio Schmidt e Vigilio Kirchner, che nel 1913 apre la seconda sezione del Club con la creazione di una fanfara d’ottoni, che affianca il professionismo riconosciuto del gruppo mandolinistico. Chiusa la pausa bellica, anche drammaticamente vissuta con l’internamento di molti soci del sodalizio, nel dicembre del 1918 riprende l’attività della fanfara e nell’agosto dell’anno seguente quella della sezione dei mandolini; nel frattempo si è trovata una sede in piazza Venezia moltiplicando l’attività associativa.

 

Anni '20: la nascita della sezione filodrammatica

Il 1921 segna la nascita della terza sezione del Club Armonia, quella filodrammatica, ad opera di animatori entusiasti come Giovanni Santoni ed Adriano Marinelli: si debutta il 7 agosto di quell’anno a Malosco con “I Vinti di Novara” di Berton a cui ai accostano una farsa ed un monologo; nello stesso anno si produce “Goisuè il Guardacoste” di Fournier per le piazze di Mattarello, Lavis e Ravina. I primi tentativi della sezione filodrammatica, che aveva trovato una sede dapprima in Ca’ di Dio in Via S.Croce e poi in una sala attigua alla Birreria Pedavena, si muovono nella direzione del teatro in lingua italiana e solo nel 1925, in occasione del concorso nazionale di Ravenna, si prova a percorrere la strada del dialetto veneziano con il dramma “Il maestro de banda” e l’anno successivo si allestisce un lavoro, seppur in italiano, dell’autrice trentina Maria Agostini, quale preludio al trionfale successo in vernacolo trentino della commedia di Dante Sartori, appositamente redatta per il Club Armonia, “Vecie Storie” e che debutta nel 1927, per poi contrassegnare di sé l'intera storia del teatro dialettale trentino. Altri lavori di Sartori vengono allestiti via via dal club Armonia: "Anima Trentina" in italiano, "Corni e Cross" in dialetto ed altri ancora. Il sodalizio culturale di sicura tradizione laica e socialisteggiante, subisce l'oppressione fascista che lo assorbe nell'Opera Nazionale Dopolavoro, assimilandone il destino a quello della S.O.S.A.T., il cui Coro, nato nel 1926 come primo Coro di Montagna, deve la sua nascita ad alcuni soci del Club Armonia fra cui Tullio Antoniutti e Riccardo Urbani.

 

Gli anni del secondo dopoguerra e del boom economico

Dopo la pausa bellica, la ricostruzione del Club Armonia soffre, soprattutto nella sezione filodrammatica, di carenza di nuove forze giovanili e ciò spinge il sodalizio ad assorbire i giovani del Gruppo Teatrale "Comedia". Entrano così Silvio Castelli, Lino Lucchi, Beppino Agostini ed Emma Mazzalai che costituiranno l'ossatura associativa ed artistica per quasi quarant'anni ininterrotti di attività teatrale, sempre orgogliosamente libera, laica ed attenta alla cultura popolare e dialettale. Sono gli anni del "Malgar ma che om", di de Gentilotti e poi del "Malgar el lassa la malga" di Silvio Castelli ed ancora "La parona del vapor" che segna l'avvio di un crescendo di successi culminato con "La not delle Streghe" e "N'om fortunà" e con gli adattamenti da Colantuoni ("Quatro fradei reversi") e da Eduardo ("El camp dei frati"). Caparbiamente superata la crisi dovuta all'avvento della televisione, il Club Armonia entra nella sua stagione più matura e ricca di successi. L'associazione è nel cuore dei trentini: ne racconta le storie, le vicende quotidiane, le contraddizioni con un sorriso bonario ed ironico. Il successo consente un ulteriore maturazione del Club Armonia anche grazie ad alcuni interpreti di eccezione come Maria e Carla Pedrolli, Tiziana Decarli e Franco Frisanco, tanto per citarne alcuni e con lavori più corposi come: “Le smanie per la Vilegiatura” tradotto dal Goldoni, “A la Portela” ed il prezioso testo storico “ La careta dei comizi”, vincitore di prestigiosi concorsi per autori. Sono gli anni ottanta, connotati, fra il resto, dalla vittoria di alcune edizioni del Concorso teatrale “Il Sipario d’Oro” ed a un costante affetto di tutto il pubblico trentino, fino ad arrivare a talune ulteriori incursioni nel grottesco con “La Comedia del re” e “Se ’na not en castel” negli anni novanta.

 

Il terzo millennio ed il teatro d'impegno

Con l’arrivo del terzo millennio, la “vecchia guardia” del Club Armonia, passa la mano alla generazione successiva ed il sodalizio, sotto la guida artistica di Renzo Fracalossi, imbocca la strada del teatro d’impegno civile e della riscoperta e rilettura della storia trentina, aprendo così una nuova stagione dell’antico Club e festeggiandone, nel 2004, il centesimo anniversario di costituzione. Sono di questo periodo i lavori sulla Prima Guerra Mondiale “L’ultim valzer”; sul Trentino e la sua storia “Trentatre Trentini”; sulla vicenda del Simonino “Shalòm Alechèm”; attorno al dramma della Shoah “Eine Einladung zum Wannsee” ed alla strage di Stava “Là dove scivola la terra”; con incursioni nel teatro del sacro “Historia Martirum” e con il racconto della resistenza nelle valli trentine “Ora e Sempre”. Anche la sezione poeti, nata a metà degli anni Sessanta e sempre guidata da Fabrizio Da Trieste, dipana il suo impegno culturale sulla riscoperta e sulla valorizzazione delle lingue dialettali attraverso molti Concorsi di Poesia dapprima locali, triveneti e poi nazionali, portando a Trento negli anni, alcune grandi “voci” del Novecento letterario dialettale: da Biagio Marin a Franco Loi. Oggi il sodalizio conta circa trenta Soci attivi e moltissimi Amici del Club Armonia che sono l’anima e lo stimolo per il proseguimento di un già lungo e proficuo cammino a favore della cultura e delle molte identità di questa terra.

 

CLUB ARMONIA 1904 – 2014. CENTODIECI ANNI E NON SENTIRLI

Se nella parola “compleanno” si cela il concetto del compiersi, cioè del concludersi, altrettanto quel vocabolo offre senso al radicarsi degli individui, delle loro storie e del loro passaggio dentro un tempo, per affrontare poi uno nuovo. Questo è lo spirito che caratterizza da centodieci anni il Club Armonia, che chiude un’epoca, per aprire il suo curioso sguardo sulle modernità che incombono, pronto ad interpretarle ed a farsene carico nel più vasto contesto di quella narrazione che è il tratto distintivo di tutta questa lunga storia di cultura, di individui e di passioni.

Da quel 13 gennaio 1904, nell’ “Osteria ai Palazzeri”, ad oggi, il Club Armonia è sempre stato “voce” del Trentino popolare, esaltandone le caratteristiche migliori, dapprima sulle note a plettro dei mandolini voluti e diretti da Vigilio Kirchner; poi sulle scene delle “Vècie Storie” di Dante Sartori  e di tantissimi altri lavori teatrali il lingua e soprattutto in dialetto, al quale il Club Armonia ha saputo ridare dignità e forza narrativa  ed, infine, sui versi di alcuni fra i più autentici poeti dialettali del panorama novecentesco, fra i quali spicca Fabrizio Da Trieste, insignito dell’ onorificenza dell’ “Aquila di San Venceslao” a riconoscimento della sua straordinaria arte poetica.

Musica, teatro e poesia, ma anche canzone popolare, perché è fra i protagonisti del Club Armonia che prende avvio la tradizione della coralità, se è vero com’è vero che furono alcuni Soci del nostro sodalizio a dar vita a quel Coro della S.O.S.A.T. prima e della S.A.T. poi, dal quale discende il patrimonio attuale della coralità trentina. Dunque il Club Armonia, senza presunzione alcuna, come “laboratorio” di cultura autentica e popolare, senza per questo essere popolana o volgare, a testimonianza di una comunità e della sua complessa storia; dei suoi drammi e dei suoi sviluppi; delle sue plurali identità e della sua antica tradizione di “ponte” fra latinità e germanicità dell’Europa. E tutto questo nonostante due guerre mondiali; nonostante la deportazione in Boemia, il fascismo e le sue persecuzioni; nonostante la televisione, le invidie, le gelosie ed i modelli edonistici ed effimeri degli ultimi anni: insomma, nonostante il Novecento.

Da centodieci anni il Club Armonia è qui, convinto di avere un ruolo, modesto ma indispensabile, quello cioè della custodia della memoria e del racconto di questa terra, nella consapevolezza che senza di essi la vita di tutti si rivelerebbe più povera e dispersa dentro la crescente onda globale che pare avvolgere tutto in un indistinto magma universale. Questo è stato l’impegno del Club Armonia per centodieci anni: osservare, ricordare e raccontare e quest’ impegno ci accompagna oggi, come domani, per entrare dentro il futuro.