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Di seguito vengono riportati gli articoli pubblicati sul quotidiano "Il Trentino" da Carmine Ragozzino e "L'Adige" da Antonia Dalpiaz  in occasione del debutto dello spettacolo "Le sorele de me mama".

Dal 7 marzo, al teatro Cuminetti, il nuovo lavoro di Renzo Fracalossi e del Club Armonia.

Chiuso il filone "Shoah", si torna ad un teatro più popolare e immediato. Ma pieno di sorprese. Anni, decenni, di sensazioni laceranti - viscere, mente e cuore - ingabbiate dentro una recitazione forzatamente statica. Un teatro in cui le parole annientano il gesto. Il rifiuto consapevole e faticoso dell'imprevedibilità scenica. La memoria. L'angoscia e il bisogno della memoria: nulla più. La memoria delle pagine più devastanti dell'umanità. La ricerca di un'attualità che si fa appello a conoscere: ricordare e pe rifiutare, imparare e agire. L'appello corale a non considerare la storia - quella più nera - come polveroso "passato": revisionabile. L'invito a non ripercorrere errori ed orrori che si sostanzia in prosa e lettura tra svastiche, lager, processi, eroismi della sopravvivenza. E incredibili umanità fiorite nonostante contesti di sopraffazione e di morte.

Il teatro del Club Armonia è stato fin qui didascalico teatro civile. Una caparbia volontà di testimonianza da parte di una storica compagnia famiglia (la più longeva del panorama trentino). Un gruppo orgoglioso nell'essere "fuori linea" rispetto alla diffusa dimensione ludica dell'amatorialità da palcoscenico.

Ma l'impegno può - e forse deve - assumere anche forme diverse: finalmente inaspettate. Ad una realtà più che centenaria quale è il Club Armonia tocca, infatti, l'onere di spiazzare, di ripercorrere una strada "antica" come se fosse nuova. Tocca, ancora, vestire la serietà, perfino la filologia, di un testo inedito con abito più leggero di quello indossato negli ultimi anni. Ma se c'è da misurarsi con la tradizione del dialettale, per l'Armonia è d'obbligo il non abdicare alla "propria tradizione" di fuga dalla banalità, dalla battuta facilona, dal personaggio eccessivamente e furbescamente caricaturale.

Ecco perché "Le solere de me mama", lo spettacolo che l'Armonia metterà in scena il 7 marzo al Cuminetti, non è un "ritorno" del Club governato da Renzo Fracalossi ad una dimensione dialettale più immediata e popolare. Semmai è un tuffo nella genuinità del popolare, inteso come recupero appassionato e incuriosito di una vicenda vera che racconta di un'emigrazione capace di scappare alle ritualità, ai luigi comuni e alla retorica di una materia - l'emigrazione appunto - trattata con scarsa profondità in tanti "Filo-spettacoli".

Il Trentino de "Le sorele..." è il Trentino che non t'aspetti perché non esalta arrotini, spacca - sassi ed altre figure "tipiche" del narrare in dialetto il passato di povertà e riscatto di una terra. Le "sorele" stanno in un bordello americano del 1920. Fanno le battone in un ambiente che è Colorado sì, ma di sole miserie: la Grande Depressione, il Proibizionismo e, come se non bastasse, il flagello della "febbre spagnola". Il postribolo è l'iniziativa imprenditoriale di un trentino. Del "papone" non si fa il nome perché anche i posteri s'incazzano. Ma anche questa fu emigrazione: spaccio d'alcol e di sesso perché il Trentino non fu solo, all'estero, puritanesimo e genuflessioni. Le donne, puttane che allevano un'orfana fino a farla studiare da maestra, nel lavoro di Fracalossi sono raggi di sole impiastricciate di rossetto a chili. Le donne si illuminano

di sensibilità e di eroica normalità, di solidarietà e di forza sconosciuta ai maschi, il buio di un'epopea: sconosciuta ai trentini. È una pagina resa nota da Alberto Fogheraiter - giornalista e scrittore - in un attento peregrinare nell'"anima" di un fenomeno storico.

Ma "le sorele de me mama" vuol essere anche un atto di coraggio. O, volendo, un omaggio. Pare non ci sia traccia - nel dilettando amatoriale trentino - di un lavoro teatrale per "sole donne". Ebbene, stavolta le donne del Club Armonia - nove, in età e assetto fisico variabile - si prendono per intero la scena. «Ai maschi della compagnia - spiega Fracalossi - abbiamo lasciato gli aspetti tecnici, le quinte. A tutti tranne che al musicista, Federico Scarfì, che tuttavia sta in disparte». Che il regista e autore abbia voluto fare il "furbetto" in vista dell'8 marzo? «Macché - dice Fracalossi - stavolta ho voluto imparare. Ed in effetti ho imparato tanto, molto più di quanto non avessi potuto immaginare. Nell'ottantina di prove di un lavoro complesso - continua Fracalossi - da regista ho imparato che le donne portano in scena se stesse, le loro sensibilità, e non solo un testo. Si controllano a vicenda. Si sorreggono, si sostengono l'un l'altra. Dovevo aiutarle, dirigerle» Si vedrà come e quanto.

Ma certo è che di novità le "sorele" si preparano ad offrirne tante. A partire dalla musica con gli standards di Duke Ellington o Gershwin suonati live e cantati da Valentina Nascimbeni. Quest'ultima rappresenta la quarta generazione di una famiglia in piena Armonia, dalla bisnonna Ester, al nonno Umbertino, al padre Massimo, tutti del Club. Insomma con le "sorele" battone che ammiccheranno, faranno ridere e commuoveranno l'Armonia cambia registro. Ma non devia dalla strada di un teatro che rincorre la funzione di specchi di realtà scomode e volutamente dimenticate.

Carmine Ragozzino - Il Trentino - 27 febbraio 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Successo di una piéce che scava nella storia reale della nostra terra

"Le sorele" del bordello, la bambina: il nuovo Fracalossi commuove.

Teatro Cuminetti esaurito per la prima del nuovo testo Le sorele de me mama di Renzo Fracalossi, allestimento tutto al femminile, prodotto dal Club Armonia. Una conferma che il teatro popolare, quello che scava nella storia reale di una terra, piace sempre perchè testimone di una dimensione sia sociale che linghistica necessaria per conoscere e conoscersi. Renzo Fracalossi, dopo una serie di recital legati allo Shoah, ha affrontato la scrittura di uno spettacolo a tutto tondo diviso in due atti, attingendo da una vicenda realmente accaduta e raccolta dal giornalista Alberto Folgheraiter durante uno dei suoi viaggi in America.

Nel suo allestimento però Fracalossi punta principalmente lo sguardo non sul fatto insè, ovvero la solidarietà di alcune prostitute nei confronti di una bambina, Tina, rimasta orfana che accudiranno per alcuni anni prima di aiutarla a tornare in Trentino dai suoi nonni (tema affrontato specificatamente nel secondo atto), ma in forma più incisiva sulla situazione drammatica di queste donne che negli anni venti si prostituivano in una casa di tolleranza chiamata "Welcome house" a Silverton in Colorado. Il testo scava nelle loro storie, nella rabbia e nell'impotenza che animava ciascuna di loro, nella nostalgia e nella speranza di tornare nella propria terra d'origine, chi in Tirolo, come Alice (Francesca Cereghini), Mary (Sara Ghirardi), Caty (Claudia Furlani), Elviara (Patrizia Dallago), chi come Luisa (Barbara Gazzoli) nella sua Monza. Ma per queste donne è difficile sciogliere i nodi di una dipendenza economica che le tiene legate alla maitresse Ema (Tiziana Decarli) che da sempre regola e gestisce sia le loro vite sia quella della giovane cameriera Lucia (Anna Ippolito) fortunatamente in grado di sfuggire ad un destino che sembrava segnato.

Fracalossi, che ha curato anche la regia, ha scelto per tutte loro un codice interpretativo di forte impatto emozionale, completamente diverso da quello affidato ad Anita Calliari che, nel ruolo di Tina adulta, ha affrontato per prima la scena, delineando con un linguaggio cronachistico la parabola di un flusso emigratorio legato alla "corsa all'oro". Elementi di storia che nel prosieguo dello spettacolo hanno rappresentato via via momenti importanti di indagine (dalla febbre spagnola, al proibizionismo, agli scioperi) da sempre caratteristica distintiva dell'autore. Alla giovane Alessandra Bailoni il compito di calarsi nel ruolo di Tina ragazza, utilizzando il linguaggio lineare del raccondo, privando però la sua testimonianza di quel calore che l'avrebbe resa più d'impatto. Il gruppo delle interpreti ha affrontato comunque con visibile partecipazione un testo che ha voluto affrontare con delicatezza un tema non facile, utilizzando anche un nutrito e sfavillante bagaglio di costumi dal taglio decisamente molto elegante. Apprezzati anche gli interventi canori di Valentina Nascimbeni accompagnata al pianoforte da Federico Scarfì. Palpabile la commozione del pubblico in alcuni momenti dell'allestimento e calorosi gli applausi, sia a scena aperta sia nel saluto finale.

Antonia Dalpiaz - L'Adige - 10 marzo 2015